giovedì 16 gennaio 2014

La posizione di Matteo Renzi sull'abolizione del contante

Matteo Renzi, nella sua e-news, rende manifesta la sua posizione in merito all'abolizione del contante.
Se Davide Serra, finanziere vicino al Segretario PD, in un recente intervista al Sole24ore ha caldeggiato l'abolizione tout-court della moneta contante come mezzo primario per combattere la dilagante evasione fiscale, come al solito la posizione di Renzi si mantiene più mediana.
Nella sua e-news Renzi infatti afferma: "Continuano a dire che per eliminare l'evasione bisogna ridurre il contante. Non c'è dubbio che più la moneta è elettronica, più si elimina spazio per chi evade. Ma dobbiamo essere seri. Se vogliamo investire sulla moneta elettronica, che è oggettivamente il futuro, dobbiamo abbassare le commissioni bancarie, investire sulla tecnologia, togliere agli istituti di credito la pretesa di essere gli unici player di questa partita."
Renzi riconosce quindi la necessità della misura, ma cerca un temperamento nei confronti di chi teme un eccessivo vantaggio dato agli istituti bancari: una posizione del tutto condivisibile se l'accento resterà sulle misure da adottare per temperare questo vantaggio e non diventerà solo un modo per dilazionare all'infinito un intervento la cui adozione è ormai divenuta urgentissima.

martedì 7 gennaio 2014

Rendere tutte le spese scaricabili per tutti rappresenta un più efficiente sistema di contrasto dell’evasione fiscale?

Un’obiezione frequente all’abolizione della moneta contante è costituita dall’affermazione che tale abolizione non sia affatto necessaria: basterebbe rendere scaricabili tutte le tipologie di spesa da parte di tutti i contribuenti per creare un contrasto di interessi che renderebbe vantaggioso richiedere la fattura o lo scontrino per poter attestare la spesa effettuata e conseguire il relativo vantaggio fiscale.
Tale affermazione è, a mio parere, inficiata da un errore concettuale di base: non considera, infatti,  che il risparmio per l’evasore non è costituito dalla semplice sottrazione dell’imponibile IVA ma anche dal maggior fatturato nascosto, e quindi dal risparmio IRPEF e dalla possibilità di accedere a servizi pubblici gratuiti o di ottenere criteri di preferenziale assegnazione di beni e servizi sulla base di un basso ISEE.
Ora pensate, a solo titolo di esempio, al vostro meccanico di fiducia: se costui, a fronte di tutti i vantaggi che gli derivano dall’evasione, vi offre la stessa riparazione a 100€ se fatturata e a 60€ se in nero il vostro risparmio fiscale dovrà essere almeno pari al 40% per convincervi a richiedere la fattura (senza considerare che al nero il risparmio sarebbe immediato mentre scaricando la spesa dovrete aspettare molto più tempo e fare più fatica in termini di redazione della dichiarazione fiscale).
Ma aliquote di detraibilità così elevate non sono praticabili, in quanto finirebbero per superare il maggior gettito risultante dall’imponibile emerso, con il risultato di una perdita certa per l’Erario.
SOLO SE NON ESISTE AFFATTO LA POSSIBILITÀ DI PAGARE IN CONTANTI IL SISTEMA PUÒ FUNZIONARE!
Un ulteriore riscontro all’inefficacia del sistema di detraibilità assoluta lo troviamo nella recente indagine effettuata dalla Corte dei Conti sugli esiti dell'attività di controllo fiscale svolta all'Agenzia delle entrate e dalla Guardia di finanza (ottobre 2013).
In tale analisi è analizzato l’esito del riconoscimento di una detrazione fiscale ai fini IRPEF  fino ad un massimo del 50 % per le spese di ristrutturazione delle abitazioni e delle parti comuni degli edifici.
Ebbene, i controlli effettuati dall’amministrazione finanziaria nel corso degli anni, hanno fatto emergere rilevanti evasioni fiscali nonostante la modalità di pagamento “tracciata”, ovvero il riconoscimento nel corso degli anni di rilevanti detrazioni fiscali senza il corrispondente versamento delle imposte da parte dei soggetti erogatori delle prestazioni.

giovedì 2 gennaio 2014

Evasione fiscale, lavoro nero e concorrenza sleale: un circolo che si autoalimenta.

La violazione di norme tributarie ed il ricorso a forme di lavoro “nero” creano svantaggi concorrenziali nei confronti degli imprenditori che hanno operato correttamente: il minor prezzo del prodotto, infatti, sul quale non ha gravato l'onere fiscale effettivo, è più vendibile sul mercato in danno degli imprenditori onesti.
L’evasione è quindi fonte di concorrenza sleale, perché l’evasore può praticare prezzi inferiori.
L’ex Presidente del consiglio Mario Monti ha a tale proposito evidenziato che l’evasione è “concorrenza sleale tra imprese e un modo in cui alcuni cittadini disonesti provocano un danno ad altri cittadini, causando per tutti una pressione più elevata”.
E’ facile comprendere come l’imprenditore disonesto usufruisca di un indebito ma notevolissimo vantaggio concorrenziale rispetto all’imprenditore onesto che fa fronte con onestà e correttezza agli oneri fiscali e sociali: l’imprenditore disonesto, infatti, non soggiace a costi della stessa entità e può pertanto fornire la propria merce/servizi ad un prezzo inferiore, anche quando è meno efficiente dei concorrenti, sommando al risparmio fiscale l’ulteriore beneficio di una accresciuta possibilità di vendita.
L’imprenditore onesto, per mantenere una quota di mercato che gli consenta di sopravvivere, sarà a sua volta costretto a commettere lo stesso illecito, generando un circolo perverso di evasione e concorrenza sleale che si autoalimenta di continuo.
Il problema è molto diffuso: come si rileva facilmente dai dati provenienti dagli studi fiscali di settore l’evasione fiscale non è un illecito commesso solo da grandi imprese tramite complessi meccanismi di false fatturazioni, caroselli IVA, transfer pricing e così via ragionando, come i difensori della moneta contante (e dell’evasione fiscale) vorrebbero far credere, ma al contrario un illecito ad amplissima diffusione.
Vediamo, come è buona abitudine di questo blog, i dati disponibili:

Settore % di incongrui
Barbieri e parrucchieri 54,9%
Ristoranti e pizzerie 48,2%
Bar e caffè, gelaterie 51,1%
Intonacatura e tinteggiatura 48,3%
Intermediari del commercio 37%
Trasporto merci su strada 34,7%
Commercio al dettaglio di alimentari 56,9%
Commercio al dettaglio di confezioni 61,2%

Anche in questo caso, l’abolizione del contante e la completa tracciabilità dei pagamenti potrebbero essere di estremo giovamento alla nostra malandata economia, eliminando gli indebiti vantaggi concorrenziali derivanti dall’evasione fiscale e consentendo al mercato di premiare l’imprenditore (ed il prodotto/servizio) davvero migliore e più efficiente.
Una reale concorrenza, non falsata dall’abbassamento dei prezzi dovuto ad indebiti risparmi fiscali, potrebbe stimolare anche gli investimenti delle imprese, incentivate a migliorare le proprie competenze ed i propri processi produttivi al fine di poter offrire sul mercato prodotti più appetibili ai prezzi più competitivi.

Ne vogliamo parlare?


martedì 24 dicembre 2013

Buone notizie di Natale

Siccome a Natale siamo tutti più buoni, ecco due buone notizie, per concludere con speranza il 2013:
Ø  un emendamento sugli affitti inserito nella legge di stabilità 2014, prevede l’obbligo di versamento del canone tramite pagamento elettronico, vietando l’uso del contante;
Ø  nel disegno di legge delega in materia fiscale già approvato alla Camera e adesso all’esame del Senato il Ministro dell'Economia e delle Finanze Saccomanni ha sottolineato che «l’intento è quello di potenziare i sistemi di tracciabilità dei pagamenti favorendo una corrispondente riduzione dei relativi oneri bancari; incentivare l’utilizzo della moneta elettronica rispetto al contante; favorire il crescente utilizzo della fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi mediante una riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili».


Buona Natale a tutti!

lunedì 9 dicembre 2013

Il costo del denaro contante

Anche se pochi ne sono consapevoli, il contante ha un costo elevato. Bisogna infatti produrlo, trasferirlo in sicurezza e custodirlo.
Uno studio del 2012 elaborato dalla Banca Centrale Europea ha evidenziato che per il denaro l'Europa a 27 spende lo 0,46 del suo prodotto interno lordo, pari a 60 miliardi. E in Italia, dove i biglietti di banca sono più diffusi che altrove, i costi sono pari a  circa 8 miliardi di euro, pari allo 0,52 per cento del PIL (valore superiore a quello, 0,40 per cento, rilevato nella media degli altri paesi europei).
Entrando più nel dettaglio lo studio citato rileva che il costo sociale per operazione è minore per il contante (0,33 euro) rispetto a quello delle carte di debito (0,74 euro) e di credito (1,91 euro), ma se rapportato al valore medio dell’operazione il contante risulta al contrario lo strumento più costoso (2 per cento).
Sono poi elevate, anche con riferimento ad altri strumenti (es. bonifico tradizionale) che richiedono un forte impiego di risorse umane, le quote dei costi interni per la sicurezza fisica, impiego che invece un maggior ricorso a strumenti elettronici potrebbe ridurre, migliorando l’efficienza complessiva del sistema.

mercoledì 4 dicembre 2013

II rapporto tra l’uso del contante e l’evasione fiscale: qualche dato su cui ragionare.

L’Italia si distingue per la diffusione di pagamenti irregolari e di tangenti, occupando il 25° posto in questa penosa classifica (fanno peggio solo la Slovacchia, il Messico e la Grecia): è quanto emerge dall’analisi sulla diffusione di pagamenti irregolari e tangenti elaborata dalla Confcommercio su dati del World Economic Forum e della Banca mondiale (fonte: Le determinanti dell’economia sommersa. Il rapporto dell’Ufficio Studi Nazionale Confcommercio).
“Grecia e Italia sono i Paesi europei che mostrano i prelievi di contanti di importo medio più elevato (rispettivamente 250 e 175 euro) e contestualmente hanno la più alta incidenza dell'economia sommersa sul Pil”, rileva l'economista del Centro Europa Ricerche Carlo Milan sulla voce.info nel suo articolo “Meno contante contro l'evasione”.
L’Istituto per la competitività ha calcolato che 15 euro in meno di prelievo medio per operazione effettuato presso gli sportelli bancomat corrispondono una diminuzione del volume dell’economia sommersa superiore a 23 miliardi di euro, per un maggior gettito di 9.8 miliardi, mentre 20 euro in meno di prelievo medio per operazione effettuato presso gli sportelli bancomat genererebbero addirittura un maggior gettito pari a 13.1 miliardi. (Fonte: elaborazioni I-Com su dati Eurostat, ECB e Schneider (2013-Anno di riferimento 2011)
Come spiega il settimanale l’Espresso in una lunga e interessante analisi sull’evasione fiscale pubblicata nel settembre 2013, “una soluzione semplice ci sarebbe. L'hanno sperimentata, all'inizio degli anni Duemila, nella Corea del Sud. Dove prima hanno imposto un tetto al contante equivalente a 42 dollari. Poi hanno concesso ai titolari di carta che la utilizzavano per gli acquisti e si prendevano la briga di conservare la ricevuta uno sconto fiscale (che per giunta garantiva la partecipazione a una lotteria) fino a un massimo di 4.200 dollari l'anno o del 20 per cento del reddito. E ribassato del 2 per cento l'Iva ai commercianti che dimostravano di aver incassato tramite Pos. Ha funzionato. Algebris Investments ha studiato il caso. E sulla base di dati della Myongji University si è presa la briga di calcolare che quelle semplici misure hanno ridotto il sommerso di cinque punti in percentuale sul Pil. Da noi vorrebbe dire recuperare d'un colpo 20 miliardi di gettito fiscale.”
Ne vogliamo parlare?

lunedì 2 dicembre 2013

L'esperienza svedese

La Svezia è stata il primo paese europeo ad introdurre le banconote nel 1661. Ora è quello più propenso a sbarazzarsene.
A Stoccolma, il denaro contante (ovvero i soldi in circolazione rispetto al Pil) rappresenta appena il 3% dell’economia nazionale - la media europea è il 9% - ed è stata anche questa svolta radicale verso il digital money che è valso alla Svezia il primo posto del Global Information Technology Report, con cui il World Economic Forum premia i Paesi più virtuosi nell’ambito delle tecnologie della comunicazione e informazione (Ict).
In Svezia non c’è panificio o bottega che non sia predisposta al pagamento con carta di credito; sugli autobus pubblici i biglietti sono prepagati o acquistati tramite cellulare, mentre è in continuo aumento il numero delle attività commerciali che accettano solo carte di credito. Perfino alcune filiali delle principali banche hanno completamente abolito le operazioni di cassa per dedicarsi del tutto alle transazioni elettroniche.
Coadiuvate dalla rete di banda larga più avanzata del mondo e sotto la regia della Banca Centrale, Riksbank, tre delle quattro maggiori banche del Paese, ossia 530 delle 780 filiali, non accettano banconote in pagamento né pagano in contanti. Ormai 200 su 300 uffici della Nordea Bank, e tre quarti degli sportelli della Swedbank, fanno solo transazioni elettroniche.
«Stiamo attivamente riducendo il contante nella società», vanta Peter Borsos, portavoce della Swedbank. I pagamenti elettronici sono più sicuri, riducono il pericolo di furti e rapine, e soprattutto «il trasporto del denaro su automezzi blindati produce centinaia di tonnellate di gas-serra; noi soli della Swedbank emettiamo 700 tonnellate di biossido di carbonio per questo, con un costo per la società di 11 miliardi l’anno».
Anche dove è più impensabile, come i luoghi di culto, ci si sta attrezzando: a Karlshamn, nella Svezia meridionale, il parroco della chiesa di Carl Gustaf ha sostituito il tradizionale offertorio con un lettore di tessere per consentire ai fedeli di fare le donazioni in digitale.

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