lunedì 25 novembre 2013

E’ vero che la maggior parte dell’evasione e l’esportazione di grandi capitali, non avviene in contanti, ma tramite sovra e sotto fatturazioni e altri sotterfugi contabili?

Anche in questo caso, verifichiamo i dati disponibili.
L’ISTAT ha pubblicato i suoi ultimi calcoli disponibili sul sommerso in Italia in un documento del 2010, in cui ha stimato il sommerso in una forchetta tra il 16.3% ed il 17.5 % del PIL in riferimento ai dati del 2008: il sommerso economico, quindi, era compreso tra un minimo di 255 ed un massimo di 275 miliardi di euro. Va segnalato che i dati qui riportati sono tuttavia relativi all’imponibile sommerso, e non quantificano quanto sia fiscalmente recuperabile (ossia stimano il PIL in nero, non le imposte e le aliquote applicabili su quel PIL).
Il Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani, in un recente studio ha identificato cinque tipologie di evasione fiscale. Vediamo quali sono e a quanto ammonta il loro valore.
Una grossa fetta dell’economia sommersa è composta da lavoratori in nero: circa 3 milioni di lavoratori  assunti senza un regolare contratto di lavoro, ai quali si aggiungono 850 mila lavoratori dipendenti al loro secondo o terzo lavoro non contrattualizzato. Insieme, generano un sommerso di 34,2 miliardi di euro.
Una terza categoria di evasione è quella composta da lavoratori autonomi e piccole imprese, che non emettono fatture o scontrini, per un valore pari a 8,2 miliardi di euro.
Le ultime due tipologie di evasione fiscale sono i più gravi e si compongono del giro di affari prodotto dalle mafie, italiane e straniere, pari a circa 78,2 miliardi di euro e le tasse non pagate dalle grandi compagnie – 38 miliardi  di euro – grazie al trasferimento di costi e ricavi in paesi con regole fiscali più leggere.
Il rapporto della Guardia di Finanza per il 2012 ci informa inoltre che sul fronte immobiliare sono state individuate circa 700 società operanti nella compravendita di abitazioni che, a fronte di beni venduti, hanno sottratto al fisco circa 600 milioni di euro di imponibile e poco meno di 60 milioni di Iva.
L’indagine condotta nel 2013 da Cgil e Sunia sul mercato delle locazioni per denunciare le situazioni in cui versano parte dei 600 mila studenti universitari fuori sede, poi, ha rilevato una mole di sommerso enorme che ammonta a circa 1,5 miliardi di euro di imponibile annuo per un'imposta evasa pari a 300 milioni di euro cui vanno aggiunti 30 milioni di euro di imposta di registro evasa.
Facendo due conti - anche in maniera forzatamente grezza-  il sommerso che emergerebbe e sarebbe sottoposto a tassazione a seguito dell’eliminazione del denaro contante, sulle base dei dati sopra riportati, sarebbe il seguente:
Lavoro nero
34.2 miliardi di euro
Evasione di lavoratori autonomi e piccole imprese
8.2 miliardi di euro
Compravendita di abitazioni
600 milioni di euro
Locazioni
1.50 miliardi di euro
TOTALE
44.50 miliardi di euro

A ciò vanno aggiunti almeno i risparmi generati dalla cessazione dell’erogazione di benefici e sussidi a soggetti che non ne hanno diritto, ma che attualmente sono posti in grado di dichiarare redditi bassi o inesistenti.
Non una cifra da poco, vero?  E, peraltro, una cifra superiore all’importo annuo delle tasse non pagate dalle grandi compagnie – 38 miliardi  di euro.
La tassazione generata dall’emersione di tale cifra potrebbe bastare per una significativa riduzione delle aliquote IRPEF e dell’IRAP, ovvero contribuire in misura significativa all’introduzione di un reddito di cittadinanza.
Ne vogliamo parlare?



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