Anche in questo caso, verifichiamo i dati disponibili.
L’ISTAT ha pubblicato i suoi ultimi calcoli disponibili sul sommerso
in Italia in un documento del 2010,
in cui ha stimato
il sommerso in una forchetta tra il 16.3% ed il 17.5 % del PIL in riferimento ai dati del 2008: il sommerso economico,
quindi, era compreso tra un minimo di
255 ed un massimo di 275 miliardi di euro. Va segnalato che i dati qui
riportati sono tuttavia relativi all’imponibile sommerso, e non quantificano
quanto sia fiscalmente recuperabile (ossia
stimano il PIL in nero, non le imposte e le aliquote applicabili su quel PIL).
Il Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto”
di Krls Network of Business Ethics per conto dell’Associazione
Contribuenti Italiani, in un recente studio ha identificato cinque tipologie di evasione
fiscale. Vediamo quali sono e a quanto ammonta il loro valore.
Una grossa fetta dell’economia sommersa è composta da lavoratori
in nero: circa 3 milioni di lavoratori assunti senza un regolare contratto di lavoro,
ai quali si aggiungono 850 mila lavoratori
dipendenti al loro secondo o terzo lavoro non contrattualizzato.
Insieme, generano un sommerso di 34,2
miliardi di euro.
Una terza categoria di evasione è quella composta da lavoratori autonomi e piccole
imprese, che non emettono fatture o scontrini, per un valore
pari a 8,2 miliardi di euro.
Le ultime due tipologie di evasione fiscale sono i più gravi e si
compongono del giro di affari prodotto dalle mafie, italiane e straniere, pari a
circa 78,2 miliardi di euro e le tasse non pagate dalle grandi
compagnie – 38
miliardi di euro – grazie al trasferimento di costi e ricavi in paesi con
regole fiscali più leggere.
Il rapporto della Guardia di Finanza per il 2012 ci informa inoltre
che sul fronte immobiliare sono state
individuate circa 700 società operanti nella compravendita di abitazioni che, a fronte di beni
venduti, hanno sottratto al fisco circa 600
milioni di euro di imponibile e poco meno di 60 milioni di Iva.
L’indagine condotta nel 2013 da Cgil e Sunia sul mercato delle locazioni per denunciare
le situazioni in cui versano parte dei 600 mila studenti universitari fuori
sede, poi, ha rilevato una mole di sommerso enorme che ammonta a circa 1,5 miliardi di euro di imponibile annuo
per un'imposta evasa pari a 300 milioni di euro cui vanno aggiunti 30 milioni
di euro di imposta di registro evasa.
Facendo due conti - anche in maniera forzatamente grezza-
il sommerso che emergerebbe e sarebbe
sottoposto a tassazione a seguito dell’eliminazione del denaro contante, sulle
base dei dati sopra riportati, sarebbe il seguente:
Lavoro nero
|
34.2 miliardi di euro
|
Evasione di lavoratori autonomi e piccole imprese
|
8.2 miliardi di euro
|
Compravendita di abitazioni
|
600 milioni di euro
|
Locazioni
|
|
TOTALE
|
44.50
miliardi di euro
|
A ciò vanno aggiunti almeno i risparmi generati dalla
cessazione dell’erogazione di benefici e sussidi a soggetti che non ne hanno
diritto, ma che attualmente sono posti in grado di dichiarare redditi bassi o
inesistenti.
Non una cifra da poco, vero? E, peraltro, una cifra superiore all’importo
annuo delle tasse non pagate dalle grandi
compagnie – 38
miliardi di euro.
La tassazione generata dall’emersione di tale cifra
potrebbe bastare per una significativa riduzione delle aliquote IRPEF e
dell’IRAP, ovvero contribuire in misura significativa all’introduzione di un
reddito di cittadinanza.
Ne vogliamo parlare?
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